V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

sabato, febbraio 6, 2010
By Don Giuseppe La Rosa

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Soffermiamoci un attimo sul verbo “seguireâ€. Il termine sequela, fin dall’inizio, aveva un significato assolutamente preciso, anzi materiale: era un camminare dietro a Gesù, che era sempre in movimento, non aveva una sede e svolgeva un ministero itinerante. Chi voleva stare con lui doveva camminare, mettersi in moto. Dunque il seguire è un fatto concreto e materiale oltre che fisico. Gesù non dice: “Venite a stare con me in quel postoâ€, ma dice: “Seguitemi!â€. L’unico riferimento certo è che Gesù è in movimento, quindi chi lo segue deve essere anch’esso in movimento. È interessante fare il confronto con il discepolato rabbinico. Nel popolo ebraico il discepolo poteva scegliersi il proprio maestro tra tanti, poi veniva il giorno in cui, avendo appreso tutto, diventava egli stesso un rabbino. Con Gesù tutto è diverso. Egli è il maestro che sceglie i suoi discepoli e questi sono vincolati alla sua persona. quindi il “seguire†Gesù è qualcosa di sconvolgente rispetto alla cultura ebraica.

Nell’esperienza dei discepoli, il “seguire†Gesù assume delle connotazioni profonde perché il cammino non è lineare. All’inizio è di villaggio in villaggio, poi, ad un certo momento, si punta dritto verso Gerusalemme, cioè verso la passione. Quindi il “seguire†significa seguire Gesù sulla via della croce: “Se uno mi vuol seguire rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua†(Marco 8,34). Il seguire Gesù è un fatto storico e reale, che si carica di una profondità di senso. È condividere la sua stessa sorte, lo stesso suo destino. Dopo la pasqua il termine seguire sembra perdere il suo valore originario. C’erano alcuni discepoli che vivevano come missionari itineranti, come Paolo, ma la maggior parte erano residenziali … Ma anche colui che rimane per tutta la vita nel suo paese; segue Gesù, ripercorrendo il suo stesso itinerario.
La metafora del cammino è fondamentale nella vita umana, che è il percorso cronologico dalla nascita alla morte. Il cammino cristiano ha senso solo con riferimento a Gesù e al suo cammino storico … In questa luce l’esperienza dei discepoli, senza perdere quel riferimento storico ai primi testimoni Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni, diventa il prototipo della chiamata che il signore rivolger a ognuno di noi e della risposta che il signore da ognuno di noi attende (Vittorio Fusco, “Il regno e la sequela di Gesùâ€, in AA. VV., Alla sequela di Gesù, Luce e vita, Molfetta 1998, pp. 22-24).

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